Cosa resta del 14 settembre 1974?

Oggi è il 14 settembre. Cinquantadue anni fa la nostra città ospitò la visita di Papa Paolo VI, venuto a rendere omaggio alla città natale di San Tommaso d’Aquino, in occasione del VII centenario della morte.
Via Roma stracolma di gente, un fermento di iniziative e di attività che caratterizzarono un ampio periodo di tempo e legate alla ricorrenza, una città orgogliosa della sua tradizione, del legame con la sua gloria più grande. Istituzioni civili e religiose a braccetto per vivere forse il momento più importante della millenaria storia della città.
Cosa resta di quella giornata e di quell’atmosfera? Direbbe Pompeo Cataldi: un viale che porta il nome del Papa, nel frattempo diventato santo, un busto sempre sullo stesso viale, una lapide commemorativa per il cinquantenario della nascita e forse tanti ricordi.
Resta soprattutto una pagina della nostra storia. Una pagina che rischia, però, di sbiadire con il passare degli anni, se non viene raccontata, custodita e trasmessa alle nuove generazioni.
Quella visita non fu soltanto un appuntamento religioso. Fu un evento che coinvolse l'intera comunità e che, per un giorno, portò la nostra città al centro dell'attenzione nazionale e del mondo cattolico. Paolo VI arrivò qui per rendere omaggio a Tommaso d'Aquino, ma la sua presenza finì per rappresentare anche un riconoscimento alla città che da secoli custodisce la memoria del suo figlio più illustre.
Le fotografie dell'epoca restituiscono volti, strade affollate, autorità, religiosi e semplici cittadini accorsi per vedere da vicino il Pontefice. Restituiscono soprattutto l'immagine di una comunità capace di riconoscersi attorno alla propria storia e alle proprie radici.
A distanza di cinquantadue anni, forse, la domanda non dovrebbe essere soltanto cosa resta di quel 14 settembre, ma quanto siamo ancora capaci di riconoscerci in ciò che quel giorno rappresentò.
Perché una città non vive soltanto dei suoi monumenti, delle sue targhe o delle sue lapidi. Vive della memoria che riesce a conservare e, soprattutto, della capacità di trasformare quella memoria in consapevolezza.
San Tommaso d'Aquino continua a essere il nome più importante della nostra storia. Ma il modo migliore per onorarlo non è soltanto celebrarlo nelle ricorrenze: è far conoscere la sua figura, il suo pensiero e il rapporto profondo che ancora oggi lega il Santo alla sua città.
E allora quel 14 settembre 1974 non dovrebbe essere soltanto una fotografia ingiallita dal tempo, né una ricorrenza da ricordare distrattamente sul calendario.
Dovrebbe essere uno stimolo a riscoprire una stagione nella quale la città seppe mobilitarsi, fare comunità, valorizzare la propria identità e guardare con orgoglio alla propria storia.
Forse è questo, in fondo, ciò che resta davvero di quel giorno: la responsabilità di non lasciare che la memoria diventi soltanto nostalgia.
Perché le città che dimenticano la propria storia rischiano di perdere anche una parte della propria identità. E il 14 settembre 1974, con quella folla in Via Roma, con le istituzioni unite e con Paolo VI davanti alla città di Tommaso, è una di quelle pagine che meritano ancora di essere raccontate.
Mi rendo conto di essere poco attuale con queste considerazioni, che forse riguardano una parte residuale delle attenzioni di questo paese, ma per quelli che la pensano come me il 14 settembre non sarà mai una data uguale alle altre.







